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«Face it, Charly Brown!»

Di Beat Kappeler

Da persona anziana si ha naturalmente la sensazione di aver acquisito esperienza e di poterla mettere a disposizione. Tuttavia, è bene attendere che siano i più giovani a richiederla.

Ricordo ancora i miei primi anni di carriera, quando diverse persone molto anziane ed ex personalità di spicco, ormai has-beens, non riuscivano a farsi da parte e si dilungavano in commissioni federali, in associazioni patriottiche come la Nuova Società Elvetica.

Infatti, l’esperienza perde valore quando le circostanze cambiano. Su alcune questioni sociali, però, oggi mi permetto di esprimere alcune opinioni che si basano sull’esperienza e su una certa diffidenza nei confronti delle mode del momento. Ad esempio, mi danno fastidio tutti gli organi – sia privati che statali – che vogliono imporre l’etica e la governance. Questo è un compito che spetta a persone anziane intrepide, incorruttibili e indipendenti, che non hanno più necessariamente bisogno di fare carriera. Non si può fare nulla con commissioni e riunioni i cui giovani segretari vengono assunti appena usciti dall’università, che redigono i documenti e spuntano da liste i principi appresi dagli studi di consulenza. Oppure, prendiamo il mio campo di competenza di sempre – la politica monetaria e valutaria: le attuali bolle speculative dell’UE e degli Stati Uniti, comprese quelle della Banca nazionale, porteranno a un’inflazione continua, devieranno il capitale – oggi nel settore immobiliare – e prima o poi andranno a schiantarsi contro il muro. Il denaro non può essere gratuito, e i deficit pubblici sono predatori. 

Ciò che da persona anziana non mi riguarda affatto sono le tesi incoraggianti sulla vecchiaia. La Posta mi recapita nella cassetta delle lettere opuscoli che ci fanno credere di essere “nel pieno della vita” o al “culmine”. Magari fosse così, ma ci stiamo avvicinando alla fine; il corpo, anche se apparentemente sano, ce lo ricorda ogni giorno.

Noi che siamo davvero anziani siamo ancora la generazione del ’68, quella che pensava di poter avere tutto e di poter cambiare tutto. Un’illusione giovanile tramandata… “Ottant’anni sono i nuovi sessanta”, recita la consolazione superficiale. Contro tutto ciò aiuta una frase, non di Goethe, ma tratta semplicemente dal fumetto “Peanuts” negli Stati Uniti, che già a circa 25 anni avevo fatto mio come uno dei miei principi fondamentali: Face it, Charlie Brown!

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